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28 luglio 2021
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Sgomberato il Camping Sangro: "Da anni era occupato abusivamente"

Ieri mattina l’intervento delle forze dell’ordine

"Finalmente abbiamo chiuso una vicenda che si protraeva da ormai troppo tempo. Voglio ringraziare le forze dell'ordine, la polizia locale e tutte le persone che hanno collaborato ad eseguire l'ordinanza". Nino Di Fonso, sindaco di Torino di Sangro, commenta così l'intervento di sgombero del Camping Sangro, in contrada Saletti, avvenuto ieri mattina all'alba.

Lo scorso 17 maggio il sindaco Nino Di Fonso e il maresciallo Michele Cefaratti, comandante della stazione dei carabinieri, avevano effettuato un sopralluogo sul posto, rilevando una situazione di estremo degrado. Le casette erano prive di infissi, invase dalla muffa e dalla sporcizia, con una pessima condizione igienico-sanitaria. Nell'area del camping mancavano acqua, corrente elettrica e servizi igienici. "C'erano rifiuti ovunque, ammassati in anni di occupazione abusiva. All'interno di alcune delle casette abbiamo trovato merce presumibilmente provento di furti", spiega il primo cittadino.

La struttura ricettiva è di proprietà del Comune di Torino di Sangro e, fino al 2018, era un centro di prima accoglienza per migranti. Poi, per volontà dell'amministrazione comunale, il CAS è stato chiuso ma, al suo interno, hanno continuato a soggiornare molte persone. Questo fino a ieri, quando le forze dell'ordine hanno dato esecuzione dell'ordinanza di sgombero firmata dal sindaco il 28 maggio. Ad operare sono stati i carabinieri della Compagnia di Ortona agli ordini del capitano Luigi Grella, in collaborazione con la Questura di Chieti e gli uomini dei commissariati di Vasto e di Lanciano. Alle operazioni hanno preso parte anche gli uomini della polizia locale, la protezione civile e gli operatori di Ecolan. 

I carabinieri hanno rintracciato 14 persone che negli ultimi mesi avevano soggiornato in quel luogo, di cui 11 avevano un permesso di soggiorno umanitario. A due delle persone senza permesso di soggiorno è stato notificato il decreto di espulsione dal territorio nazionale, un'altra è stata accompagnata in un centro di permanenza rimpatri.

"Paghiamo le scelte sbagliate del passato, oggi vedere quel campeggio distrutto fa piangere il cuore - ha sottolineato Di Fonso -. Ora che la struttura è tornata nella piena disponibilità dell'amministrazione comunale lavoreremo affinché venga restituita alla sua originaria vocazione turistica, cosa che tutti i torinesi desiderano".

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di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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