Nasce il sito web sul Campo di Concentramento di Casoli - Più di tremila documenti per ricostruire vicende e volti del campo abruzzese

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Casoli   Cultura 04/02

Nasce il sito web sul Campo
di Concentramento di Casoli

Più di tremila documenti per ricostruire vicende e volti del campo abruzzese

La home page del sito campocasoli.org E’ online dal 27 gennaio 2017, giornata internazionale in cui ricorrono le commemorazioni delle vittime dell’Olocausto, il sito web www.campocasoli.org, elaborato con rigore scientifico da Giuseppe Lorentini (lettore di italiano presso l’Università di Bielefeld), sotto la supervisione di Vito Francesco Gironda (ricercatore e docente presso la medesima università tedesca).
Il nuovo e prezosio digital archive consente l’accesso e la consultazione a fini della ricerca storica, della conservazione e della trasmissione della memoria, delle  fonti archivistiche, ritenute di primaria importanza, sull'ex Campo di Concentramento di Casoli in provincia di Chieti, Abruzzo, attivo dal 1940 al 1944

Un’indagine meticolosa che ha visto Giuseppe Lorentini, ricercare, studiare, scansionare e rendere consultabili i 3.711 documenti contenuti nei 212 fascicoli conservati presso l'Archivio storico del Comune di Casoli, il cui fondo è stato riordinato per la prima volta nel 2000.

Allo stato attuale della ricerca in Italia, sono pochissimi i comuni italiani che furono sede di campi di concentramento o di località di internamento civile durante il fascismo, ad aver conservato i fascicoli personali degli internati. Molti sono andati distrutti o persi, come il caso della Questura di Chieti, responsabile per i fascicoli personali di oltre 20 località di internamento libero e 7 campi di concentramento, i cui fascicoli sono stati “mandati al macero per supero dei prescritti limiti di conservazione”.

L’obiettivo del progetto è raccogliere documenti, testimonianze, fotografie e altro materiale in modo da realizzare una documentazione il più completa possibile sul Campo di Concentramento di Casoli e mettere a disposizione questo materiale sia agli studiosi che ai famigliari o ai conoscenti degli internati. Trattandosi di un lavoro in continuo aggiornamento i risultati pubblicati sono perciò parziali, non privi di errori, ma sempre in costante perfezionamento. E così migliaia di documenti ci restituiscono non solo la storia del campo di concentramento di Casoli, ma anche, e soprattutto, riconsegnano a quei volti impietriti delle fotografie di repertorio una dignità umana, civica, e civile che il ventennio fascista, con le sue leggi razziali, aveva barbaramente cancellato. Gruppo di ebrei stranieri (dal sito campocasoli.org)

Il sito si presta ad essere uno strumento di ricerca avanzato per gli studiosi grazie alla possibilità di accedere ai documenti riprodotti in foto facsimilare totale ad alta risoluzione, ordinati secondo la segnatura archivistica, ad elevata consultabilità. Si tratta di un archivio digitale che consente di ricostruire la storia sociale e amministrativa di un campo di internamento fascista e soprattutto utile a ricomporre anche la documentazione di altri campi fascisti italiani, poiché il “fascicolo personale” dell’internato, in caso di trasferimento da un campo all’altro, veniva portato con sé.

Grazie al lavoro di Giuseppe Lorentini la micro storia, quella locale del Campo di Concentramento di Casoli, viene ad essere inserita, come un anello di una catena in perenne aggiornamento, nel grande dibattito internazionale sulla Shoah, permettendo di attivare una rete transnazionale di informazioni necessarie al fine di conservare e promuovere la cultura della memoria. Perché se è vero che il 27 gennaio ricorre l’apertura del campo di concentramento di Auschwitz, è altresì doveroso sottolineare, grazie a campocasoli.org, come alcuni degli internati del campo di Casoli, che hanno lasciato preziose testimonianze scritte delle loro vicende di uomini de-civilizzati, trovarono oltre quei freddi cancelli della più famosa fabbrica di sterminio, morte certa.

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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